Ciao! GRANDE MADRE è una pubblicazione di BESIDE, che ogni settimana racconta storie di dee, miti e leggende. Ma anche di libri, film, serie TV, meme e musica. Per offrire nuove prospettive sul corpo, la natura e la società. E per far dialogare simboli antichi con ciò che oggi attraversa l’arte, la cultura pop e i movimenti sociali come il femminismo e l’attivismo ecologico.
Questa puntata è scritta da Monica Foggia, autrice, conduttrice radiofonica ed esperta di questioni di genere e di figure femminili del mito.
È dedicata a Cassandra: principessa troiana con il dono della preveggenza, il cui archetipo rappresenta la condizione di chi possiede una verità scomoda ma non viene ascoltata dalla propria comunità per preservare lo status quo.
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Il nome Cassandra evoca immediatamente un’immagine di tragica preveggenza, una figura avvolta in vesti sacerdotali che grida verità destinate a infrangersi contro il muro dell’indifferenza. Il suo nome etimologicamente derivante dal greco Kassándra, unione di kassō (eccellere) e anēr/andros (uomo): significa dunque “colei che eccelle sugli uomini”. Eppure, la sua eccellenza non le garantisce potere né salvezza, rendendola invece il simbolo universale della conoscenza impotente e della solitudine intellettuale.
Figlia del re di Troia Priamo e della regina Ecuba, sorella di Ettore, Cassandra abita i margini della grande epica omerica per poi esplodere con tutta la sua forza drammatica nella tragedia classica e nelle più moderne riflessioni psicologiche e letterarie.
Nell’Iliade di Omero, Cassandra appare come una figura quasi eterea, citata solo in due passaggi che ne sottolineano il ruolo di testimone del dolore familiare e cittadino: è lei la prima a scorgere dall’alto delle mura il carro su cui Priamo trasporta il corpo martoriato di Ettore, ed è sempre lei che, durante le esequie, intona i lamenti funebri, anticipando il collasso imminente della sua città. Tuttavia, è nella tradizione successiva, in particolare nell’Agamennone di Eschilo e nelle Troiane di Euripide, che il suo profilo acquista la statura mitica che oggi conosciamo: quello della profeta dotata da Apollo del dono della preveggenza, ma condannata dal dio a non essere mai creduta.
Il dono di Cassandra nasce da una tentata seduzione divina e si trasforma in maledizione a causa di un rifiuto. Apollo, invaghitosi della principessa troiana, le concede la capacità di vedere oltre l’apparenza del tempo e dello spazio in cambio del suo amore. Quando però la giovane rivendica la propria autonomia rifiutando il dio, la punizione di Apollo è devastante: non le toglie il dono, ma ne annulla l’efficacia sociale, condannandola a vedere la verità senza poter mai convincere nessuno della sua validità.
Questa distorsione del potere trasforma la profezia in una tortura psicologica. Cassandra prevede ogni tappa del disastro: l’arrivo di Paride, il fatidico inganno del cavallo di legno e l’incendio della città, ma le sue grida vengono sistematicamente interpretate come deliri di una folle. La caduta di Troia segna il passaggio di Cassandra da profeta inascoltata a vittima di brutale violenza.
Durante il sacco della città, cerca rifugio nel tempio di Atena, ma viene trascinata via e violentata dal greco Aiace. Questo episodio non rappresenta solo un crimine contro la persona, ma anche una profanazione del sacro che scuote persino le divinità: la statua di Atena distoglie lo sguardo per l’orrore, e la dea stessa si vendica in seguito impedendo il ritorno in patria dell’eroe greco.
Il destino delle donne in guerra, secondo la logica del tempo, era quello di diventare bottino, e Cassandra, in quanto principessa di alto rango, viene assegnata come schiava ad Agamennone. Il viaggio verso Micene non è per Cassandra un percorso verso l’ignoto, ma verso una fine che lei ha già vissuto mille volte nella sua mente. Mentre Agamennone rientra trionfante, ignaro della congiura ordita dalla moglie Clitemnestra e dall’amante Egisto, Cassandra vede chiaramente il sangue che macchierà le mura del palazzo. Clitemnestra, mossa dal rancore per il sacrificio della figlia Ifigenia (immolata da Agamennone ad Artemide per ottenere venti favorevoli verso Troia) uccide il marito in un agguato e, subito dopo, abbatte la scure anche sulla profeta troiana. In questo epilogo cruento si compie la parabola di una donna vittima di un patriarcato che la sottomette prima come oggetto del desiderio divino e poi come preda di guerra.
La figura di Cassandra incarna il conflitto eterno tra verità e potere. Rappresenta una forma di religiosità femminile ancestrale, erede delle tradizioni della Grande Madre, che viene sistematicamente marginalizzata e silenziata dalle nuove strutture patriarcali rappresentate dal dio Apollo. La sua condanna a non essere creduta è la metafora della condizione di chi possiede una verità scomoda, catastrofica o semplicemente razionale, che viene sminuita dalla comunità per paura, per la necessità di mantenere lo status quo. Nonostante l’isolamento e lo stigma sociale, Cassandra continua a testimoniare ciò che vede, diventando un modello di resistenza etica contro la cecità collettiva.
Alla fine del Novecento la sua figura ha trovato nuova linfa nella letteratura. Wislawa Szymborska le dedica una poesia soffermandosi sull’aspetto della sua solitudine, e Christa Wolf, nel suo romanzo Cassandra, opera una riscrittura “contro-omerica” trasformando la profeta in una voce ribelle che analizza lucidamente i meccanismi della guerra e della sopraffazione maschile. In Cassandra, Wolf compie un’operazione di scavo profondo, trasformando la sacerdotessa troiana nel “prototipo femminile dell’intellettuale“ e nella voce di chi, ieri come oggi, impara a vedere il reale dietro le finzioni del potere.
Come osserva Anita Raja (nella sua postfazione all’edizione italiana del romanzo), la narrazione non si concentra sul dramma atroce che attende la veggente nella casa degli Atridi, ma scivola all’indietro, ripercorrendo i dieci anni di guerra e l’infanzia di Cassandra per indagare un interrogativo fondamentale: come si arriva a vedere? Il dono che il mito tradizionale riduce a una maledizione divina inflitta da un Apollo vendicativo viene riletto da Wolf come una conquista faticosa e tutta umana. Cassandra non nasce veggente, lo diventa attraverso un rifiuto al conformismo che la porta a svelare, una dopo l’altra, le finzioni tessute dal Palazzo. Gradualmente, Cassandra si trasforma in una dissidente che rifiuta la logica del “terzo escluso”, in quel sapere maschile che conosce solo l’alternativa tra uccidere o morire.
Come scrive Wolf in questa bellissima opera che è considerata il manifesto del secondo femminismo, “tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere”, e questa via viene praticata dalle comunità femminili dello Scamandro (il fiume di Troia), dove le donne coltivano la memoria di una società incruenta e sottratta alla logica patriarcale.
L’attualità della Cassandra di Wolf risiede nel suo rifiuto di farsi oggetto della storia. Se il dizionario mitologico del XIX secolo la definiva come “la più sventurata delle figlie di Priamo”, riducendo il suo destino a una serie di sventure subite, l’autrice tedesca le restituisce il ruolo di soggetto, “farsi soggetto”. Il racconto della Wolf è una radiografia della subalternità e dei modi in cui essa viene indotta, ma è anche un inno alla responsabilità: Cassandra muore, ma la sua voce resta come una testimonianza dolorosa e necessaria, un invito a cercare, sempre, quella terza via che permette alla vita di fiorire sempre e comunque.
Per questo il personaggio di Cassandra risuona ancora oggi, evolvendosi dal mito greco e diventando un archetipo perenne. Cassandra rappresenta la tragica solitudine di chi è testimone di verità scomode e, pur avendo le parole per dirlo, si ritrova prigioniera di un silenzio imposto da chi non vuole ascoltare. La sua storia ci ricorda che la vera tragedia non è solo non sapere cosa accadrà, ma sapere e restare inascoltati ed emarginati a causa di un potere più forte.
La Grande Madre torna la prossima settimana con una puntata dedicata al VICTIM BLAMING: la pratica di colpevolizzare la vittima invece che chi pratica la violenza, particolarmente odiosa nei reati di genere.
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GRANDE MADRE è una pubblicazione dove ogni settimana incontrerai figure antiche e contemporanee che ruotano intorno alla mitologia della Grande Madre: un simbolo preistorico presente in culture che veneravano divinità femminili connesse alla natura e alla fertilità, e che oggi viene riportato alla luce per rivendicare punti di vista alternativi sul mondo e sulla realtà.
Perché c’è stato un tempo in cui il potere non era basato sulla forza, sulla capacità di dominare, distruggere, prevaricare. Un tempo in cui, si dice, società matriarcali realmente esistite vivevano in pace, prima di essere annientate da società patriarcali.
Se hai voglia di approfondire ulteriormente ti consigliamo di leggere:
C. Capria, Dalla parte di Cassandra, Einaudi
M. Foggia, M.Marzadori, Christa Wolf. Vivere resistendo, Becco Giallo
A.Valentini, l’Enigma della visione: un saggio sulla figura tragica di Cassandra, Mimesi
C. Wolf, Cassandra, Edizioni e/o
C. Wolf, Premesse a Cassandra, Edizioni e/o
e di ascoltare questi brani musicali:
Roberto Vecchioni, Cassandra. Vecchioni dà voce a una Cassandra stanca, che rivendica la sua lucidità contro l’ottusità di chi preferisce non vedere.
Carmen Consoli, Cassandra. Qui, Cassandra è una figura moderna che osserva l’ipocrisia dei salotti e della società, condannata a dire verità scomode che nessuno vuole ascoltare perché rompono l’idillio delle apparenze.
ABBA, Cassandra. Il brano descrive il giorno della caduta di Troia, con il popolo che finalmente capisce che Cassandra aveva ragione, ma ormai è troppo tardi: “Sorry Cassandra, we didn’t believe you”.
Florence + The Machine, Cassandra. Florence Welch utilizza il mito per parlare di una crisi personale e creativa. È una canzone che esplora il senso di isolamento e la sensazione di parlare al vuoto durante un crollo interiore
Monica Foggia è insegnante, autrice e conduttrice radiofonica. Le vite delle artiste donne e le questioni di genere sono particolarmente presenti nel suo lavoro. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo grafico su Christa Wolf, disegnato da Martina Marzadori, con la quale ha anche collaborato al romanzo grafico su Camille Claudel, uscito nel 2022. Nel 2022 ha pubblicato anche il romanzo grafico sulla vita di Niki de Saint Phalle, disegnato da Valeria Quattrocchi, nel 2023 il romanzo grafico sulla vita di David Hockney, disegnato da Giovanni Gastaldi, e nel 2025 un romanzo grafico sulle dee, disegnato da Lisa Salsi. Fin dall’infanzia è stata attratta dalle figure femminili del mito, in particolare quella di Cassandra, con la quale spesso finiva per identificarsi. Con la maturità ha iniziato a indagare i simboli e la persistenza dei culti delle società matriarcali preindoeuropee. Vive a Bologna, gentilmente ospitata dal suo gatto Nikita.














